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<?phpnamespace Faker\Provider\it_IT;class Text extends \Faker\Provider\Text{/*** The Project Gutenberg EBook of Una notte bizzarra, by Anton Giulio Barrili** This eBook is for the use of anyone anywhere at no cost and with* almost no restrictions whatsoever. You may copy it, give it away or* re-use it under the terms of the Project Gutenberg License included* with this eBook or online at www.gutenberg.org** Title: Una notte bizzarra* Author: Anton Giulio Barrili* Release Date: August 8, 2009 [EBook #29636]* Language: Italian** *** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK UNA NOTTE BIZZARRA ****** Produced by Claudio Paganelli, Carlo Traverso and the* Online Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net* (This file was produced from images generously made* available by The Internet Archive/Canadian Libraries)*** CAPITAN DODERO** UNA NOTTE BIZZARRA** NOVELLE DI ANTON GIULIO BARRILI** Settima edizione.** MILANO** FRATELLI TREVES, EDITORI 1881.** PROPRIETÀ LETTERARIA** Tip. Treves** UNA NOTTE BIZZARRA** A LUIGI MORANDI*** _La è proprio una inezia, frutto di tre giorni di lavoro, che intitolo* a te, giovine amico e compagno d'armi; ma sappi che fu un gaio lavoro* campestre, e lavoro gaio riesce facile, e val meglio assai che sudato,* ma uggioso._** _Nè paia fuor del naturale a te, nè ai lettori cortesi, che i* personaggi della mia novella s'innamorino in una notte. Anco a non* volerne cercar la ragione, la scusa, nella novità de' casi narrati, io* so che la cosa non è poi tanto difficile, io che ti ho per la prima* volta veduto, ed amato come fratello, in un giorno. Tu dirai che,* anche là, era quistione d'urgenza, imperocchè chi poteva morire il* giorno di poi non avea tempo da perdere. Or dunque, concediamo la* parte loro agli eventi, e non se ne parli più, se non per ricordare* che l'amicizia, nata e cresciuta in un giorno, ha da fortificarsi in* tutti que' molti, o pochi, che ci comporranno la trama della vita._** Di Genova, il 19 di Luglio del 1868.** ANTON GIULIO BARRILI.** @see https://gutenberg.org/cache/epub/29636/pg29636.txt** @var string*/protected static $baseText = <<<'EOT'I.Era la notte dal 12 al 13 di gennaio 1857, e per la via Assarotti, aGenova, soffiava un vento come suole soffiare in quest'ampia via,quando Eolo scatena uno de' suoi sudditi sulla regina del Tirreno.È tramontana? è scirocco? è libeccio? Non ne sapete nulla. Esce, nonsi sa da dove, e v'investe da tutte le parti. Guai allo scribacchinomunicipale che si lascia cogliere ad occhi aperti, perchè risica diandare a palazzo Tursi colla polvere negli occhi, di non veder più loscrittoio e di dover chiedere una licenza di ventiquattr'ore, che ilcapo uffizio non è sempre disposto a concedere! Guai alla signora, chenon sta attenta a raccogliersi la veste dattorno, perchè il vento ècurioso di segreti e, quel che è peggio, ama troppo di propalarli aiviandanti.Ma perchè sto io a discorrervi del vento? La storia che vi raccontonon occorre in mezzo alla strada, ma in un elegante quartierino alterzo piano del secondo palazzo a sinistra.Abita colassù, cioè, dico male, abitava nel gennaio 1857 ilprotagonista del mio racconto, uomo sui trentaquattro, laureato inleggi, scapolo, non brutto, nè antipatico, e con ventimila lired'entrata.Trentaquattro anni son forse troppi; la laurea in leggi non è nulla;ma l'essere scapolo, non brutto nè antipatico, e l'avere ventimilalire d'entrata, è già molto per esser felici, quando si abbianodesiderii modesti.Pure, Roberto Fenoglio non era felice; si annoiava da mattina a sera,da sera a mattina. Aveva buoni e gioviali amici, ai quali imprestavaspesso del denaro, e che qualche volta glielo restituivano; unavecchia governante che non gli dava molestia; un cuoco che non loderubava; un cavallo proverbiale per la dolcezza del suo trotto; unoscanno a teatro senza noiosi vicini; e tuttavia non era felice, e siannoiava maledettamente.Aveva provato a fare qualcosa, ad occuparsi; ma nessuna occupazionegli andava a' versi, e a breve andare se n'era stancato. Ma questecose le mie belle lettrici le udranno dalla sua bocca, imperocchè iolo presento loro nel primo salotto del suo quartierino, alle tre dopomezzanotte, vestito da cinese, in atto di congedare uno sciame digiovinotti e di allegre mascherine.Perchè vestito da cinese? perchè quelle mascherine?Roberto Fenoglio aveva raccolto in casa sua quella sera tutti i suoiamici, tanto per passar la noia in compagnia. S'era suonato, ballato ecenato, colla massima libertà ed allegrezza. Le dame non erano severe,nè contegnose. Il rispettabile corpo di ballo del teatro Carlo Feliceaveva dato il suo meglio a quella festa; le mammine erano sazie econtente; le silfidi, contente e non sazie, domandavano un'altra festacome quella che Roberto Fenoglio aveva dato loro, con tantasplendidezza di mandarino annoiato.Le allegre mascherine se ne andavano, accompagnate dai fidi cavalieri,ben chiuse nei loro accappatoi, per custodirsi dal vento, che si udiazufolare di fuori; se ne andavano giù per le scale, ridendo ecinguettando come uno stuolo di passere, o di cingallegre, e destandotutto il pacifico vicinato.Il tranquillo berretto di cotone si rizzava commosso dallarimboccatura del letto matrimoniale, e chiedeva:--Che cos'è quest'allegro rumore? Ah, capisco; si balla dall'avvocatoFenoglio.E un sospiro mal represso chiudeva la frase. E lì, una cuffia lavorataall'uncinetto si rizzava a sua volta, per soggiungere:--Ma come fa l'avvocato Fenoglio a dar delle feste da ballo, egli chenon è ammogliato? Quali signore possono andare in casa sua?Domanda, questa, a cui il berretto di cotone non rispondeva, e sivoltava dall'altro lato, tirandosi la rimboccatura del lenzuolo finsopra il becchetto.La cuffia intanto pensava, pensava.... che cosa pensava? forse, che ilberretto di cotone non era la più bella cosa del mondo. E il berrettodi cotone, dal canto suo, fantasticava una serie di variazioni suquesto tema: «beato Fenoglio! egli l'ha indovinata davvero!»Lasciamo pensare, fantasticare e riaddormentarsi da capo questi duemalinconici simboli dell'Imeneo, e torniamo al nostro protagonista,che, ritto nel salotto, si volgeva a Felice Magnasco, ultimo rimastode' suoi convitati, per dirgli, con piglio di burlesca cerimoniacinese:--_A-ing-fo-hi_!Felice Magnasco, un giovinotto elegante ed attillato, come ogni figliod'Adamo che usi farsi vestire (o spogliare) da un sarto di grido,diede una crollata di spalle, che fece far due grinze al suo abitonero, e rispose:--Orvia! Gli è così che tu accomiati il tuo amico migliore?--Sto in carattere,--soggiunse Fenoglio.--Non ti pare che io sia unbel mandarino cinese?--Al diavolo la Cina!--proruppe l'altro,--io preferisco la tua cena.--Oh bello, bello, stupendo! Ripetilo, Felice, te ne prego.--Che cosa?--Il tuo bisticcio. Sai che amo i bisticci, come tu le bistecche....Ah, ah! che te ne pare del mio? Gli è un po' stiracchiato, come le miebraccia, tutta questa sera, per effetto della noia.--Tu sei dunque annoiato?--Sì, Felicino, pur troppo; il figlio della luna, il cugino del sole,s'è maledettamente annoiato.--Male! io mi son divertito. È vero che le spese non le ho fatte io, epiacere che non sente il rame è pretto piacere. Che ottima cena! Vivate, Roberto primo ed unico della tua dinastia! Viva il tuo vino, ituoi tartufi! e le tue _bajadere_. Che vispe ragazze! Oh non sai tu,che, se non era il pensiero della mia bella cugina, io questa sera nesposavo una, senza tanti preamboli?--Ti ringrazio per lei della tua buona intenzione,--rispose,spalancando le fauci e tendendo le braccia, il buon mandarino,--e tiringrazio per me, se non sei costretto a sbadigliare, come io faccioin questo punto per la millesima volta.--Ma che diamine ti saltò in mente di vestirti a quel modo e dicostringerti a non metter fuori che cinque o sei monosillabi?--Compatiscimi, Felicino! Ho pensato che, essendo i cinesi il popolopiù cerimonioso del mondo, io, come cerimoniere di casa mia, nonpotevo fare a meno di vestirmi da mandarino. Ora tu m'hai veduto edudito; non ho fatto altro che dire _A-ing-fo-hi_, che in cinese, iocredo, significa: son molto lieto di vedervi.--E i tuoi convitati,--soggiunse ridendo Felice,--ti hanno trovatocompitissimo.--Roberto Fenoglio si lasciò cadere con aria stanca sul canapè.--Tu mi consoli, amico!--diss'egli, dopo un lungo sospiro.--Morròalmeno contento dell'altrui contentezza.--Che diamine dici? Sei tu pazzo ora?--No, parlo da senno e del miglior ch'io m'abbia. Sentimi, Felice; ionon posso più tirare innanzi questa monotona vita. Io non faccio unpasso senza che il piede medesimo si annoi d'esser mosso.--Ecco una variante del _Malade imaginaire_!--esclamò Felice, inquella che andava a sedersi comodamente in una poltrona, di rincontroa Roberto Fenoglio.Questi non badò all'atto di Felice, intento com'era a rispondergli.--Ah sì, in tal guisa parlano i sani agli infermi. Anch'io, alcapezzale di un tisico, gli ho detto un giorno: ma che diamine parlatevoi di morire? Avete le guancie colorite come una mela. E dieci giornidopo era morto.--Dilla su dunque una volta, questa tua malattia, ed io farò ditrovarti un buon medico.--Ah ci vuol altro che un medico! La scienza non conosce il mio male,non lo ha classificato ancora ne' suoi libri; ma esso esiste, esso èlà dentro.--Dove?--In quell'orologio a pendolo. Esso ne è il simbolo parlante, esso ilcomplice infame. Non odi? tran.... tran.... tran.... Maledetto! È luiche ci misura la vita e ce la fa mandar giù in ventiquattro pillole algiorno; è lui l'omeopatico che ci tiene a bada con sessantesimi d'ora,con sessantesimi di minuto, e ci fa morire con dosi infinitesime; èlui.... Insomma, che ti dirò? Io odio gli orologi. Giovinetto ancora,io già presentivo la guerra che m'avrebbero mossa questi nemicidell'umanità, e mi vendicavo, anticipatamente, mandandoli, l'un dopol'altro, al Monte di pietà. Adesso, si è uomini sodi, padroni di sè edelle sue ventimila lire d'entrata, e queste vendette bisognalasciarle in disparte. Ma io troverò pure uno spediente; metterò, nonfoss'altro, un premio di mille lire per colui che scriverà un librocontro gli orologi, da camera e da tasca, pendoli, cronometri,ripetizioni, cilindri, saponette, áncore, castelli, ecc., ecc., eproverà che il loro inventore è stato un cattivo arnese.... unbriccone.--In quella che l'avvocato Fenoglio tirava giù con burlesca gravitàcontro i poveri orologi, Felice aveva cavato il suo dalla tasca delpianciotto e ne faceva scattare il coperchio d'oro.--O il tuo va male, o il mio;--disse egli.--Son già le tre e mezzo delmattino, e debbo ancora chiederti un servizio innanzi di andarmene.--Ma Fenoglio non gli dava retta; aveva veduto l'oriuolo di Felice evolea rompergli una lancia addosso.--Ah, _tu quoque, Brute_? E tu sei un uomo che si diverte? col nemicoin saccoccia?--Che vuoi? è la consuetudine. E poi, non si è mica schiavi delproprio orologio! Il mio, come quello di tutti i figli di Adamo, vabene una volta all'anno. Io lo consulto per passatempo; egli fa a modosuo, io al mio, e andiamo d'accordo come marito e moglie. Ma tu,piuttosto, perchè non rompi il tuo, e non te lo levi dai piedi?--Bravo! e la gente di servizio? Esso è in casa un arnese necessario,fatale, come la noia per me; il suo _tran tran_ ha dato la misura altran tran della mia esistenza. Rompessi anche il pendolo, la mia vitamonotona suonerebbe, io credo, le ore e i quarti d'ora in vece sua. OhFelice, felice te che non ti annoi!--E non mi avverrà mai fin ch'io viva:--rispose Magnasco;--io ho percotesto un segreto infallibile.--Dove si vende? ch'io vo subito a comperarlo, senza nemmanco levarmiquesta zimarra di dosso....--Oh, non tanta furia! Tu non hai bisogno di andare dallo speziale perquesto. Fa a modo mio; abbandonati all'ignoto. Non chiedere mai a testesso: «che cosa debbo io fare quest'oggi, per passar mattana?» Vedi,Fenoglio; io non mi sono mai così divertito, come un giorno che usciidi casa nell'intento di annoiarmi. Lascia operare il caso. Passi peruna strada? Non isvoltare alla solita cantonata; va innanzi. Làtroverai quell'amico che andavi cercando al caffè, e che, svoltandoalla cantonata anzidetta, non avresti trovato di certo. Là vedrai unabella merciaia, che ti venderà un fazzoletto, mezzo seta e mezzocotone, che regalerai poscia alla cameriera della tua bella, colrisparmio di tre lire. Là vedrai una sconosciuta; la seguirai, e tibuscherai un dolce sorriso da lei, o un duello coll'amante; le qualicose ti condurranno in un altro ordine di pensieri e di conoscenze,che tu non avevi, uscendo di casa, e che potranno anche mutare deltutto il tuo sistema di vita. Insomma, non ragionare innanzi di fare,ragiona dopo; non andar colla testa, ma coi piedi; fa conto insomma digiuocare a mosca cieca.--Ma....--soggiunse Roberto Fenoglio,--e se dò del naso in qualchespigolo?....--Gli è,--rispose gravemente Magnasco,--uno tra gli sconci di questateorica, per altro bellissima.--Orbene, mi proverò;--disse Roberto. E intanto si stiracchiava sulcanapè, sbadigliando di bel nuovo.Felice se ne avvide e fu sollecito ad alzarsi.--Il tuo sbadiglio,--diss'egli,--mi prova che debbo partire. Diamine!le quattro suonate! Ed io già avevo dimenticato lo scopo della miafermata! Fenoglio, sai? debbo chiederti un servigio....--_In manus tuas, domine._ Ti occorre denaro? Bada che non potrei oggiimprestarti più di duemila lire.--Che! non ho bisogno di denaro, sibbene di un servigio assai piùrilevante e più delicato.--Un duello?--Quasi; vo' prender moglie.--Ah, per tutti i diavoli! _e come e quando nacque tal fiamma in te!_--La storia sarebbe troppo lunga a raccontarsi ora,--risposeMagnasco,--ed io ho bisogno di riposare almanco tre ore, innanzi ditornare da te.--Tornare! ma come? perchè?--Eccoti il negozio in poche parole. Io ho una cugina....--La vedova?--Per l'appunto; la conosci forse?--No, in fede mia; me ne hai parlato tu stesso qualche volta, e ancorapoco fa, mi dicevi....--È giusto, vedi che bestia! Or dunque, mia cugina, la vedova, è unacrudele quanto adorata beltà, e quando io le parlo di amore, ella simette a ridere. Io le accenno cori, ed ella mi risponde picche.--Che c'entro io nel vostro _tresette_?--Tu puoi venire da lei; le ho già parlato di te, come d'uomo a modo,rispettabile, assennato....--Ti par proprio ch'io sia tutto ciò; Felicino?--Io ti presento a lei,--proseguì, senza turbarsi, Magnasco,--e tuperori la mia causa; non subito, ci s'intende, ma a poco a poco, condelicate entrature.... mi capisci? Colla tua parlantina di Cicerone,puoi essermi molto utile. Le fai vedere che buon partito sarebbe perlei sposare un giovane par mio, gentile di modi, dolce di umore, emolto avveduto in materia d'interessi....--E ti par proprio d'essere tutto ciò, Felicino?--chiese RobertoFenoglio.Felicino anche qui fece orecchie da mercante, e tirò innanzi nella suaorazione.--Mia cugina è ricca, e il suo fattore la deruba a man salva, laspoglia....--Ah! codesto gli è grave!--interruppe Fenoglio,--spogliarla eziandio?Questo è un cumulare gli uffici di fattore e di cameriera, e capiscoche, se la cugina è bella, siccome m'hai detto, ti spiaceràmaledettamente che altri faccia questo uffizio presso di lei. Ah, ah,che te ne pare di questo?--È stiracchiato più degli altri;--rispose Felicino.--Ma dunque, vuoirendermi questo servigio?--Ci stavo appunto pensando. Tu vuoi far di me una specie di Barbieredi Siviglia.....--Potresti supporre che....?--Altro che supporre! lo credo, lo vedo; ma non importa. Se pensi chei miei talenti oratorî possano giovarti presso di lei.... Ah,Felicino! io ero nato per essere oratore! Basta, ti servirò; tu mi haidato il tuo specifico contro la noia, io ti son debitore delricambio.... se pur lo sarà! A che ora si va da lei?--Sul mezzogiorno; ella è mattiniera come una allodola. Io dunqueverrò da te alle dieci: ti vesti, andiamo ad asciolvere insieme, epoi, a piccoli passi, verso il tempio della diva. Addio, dunque, erammenta i miei consigli....--Abbandonarsi all'ignoto....--disse Fenoglio.--Sicuro;--soggiunse Magnasco,--lasciare operare il caso....--E ragionar co' piedi;--conchiuse l'altro.--Non dubitare, Felicino,ti imiterò fedelmente, servilmente, e comincierò a ragionare in talguisa, facendo il tuo elogio alla bella cugina.--Se' arguto, per un mandarino!--_A-ing-fo-hi!_--rispose con piglio di umiltà reverente RobertoFenoglio,--_A-ing-fo-hi._--Che in cinese significa....--Amico, te ne ringrazio di cuore.--La si tira per tutti i versi, quella tuafrase....--Ah, che vuoi? la è una delle prerogative della lingua cinese.--E così, giostrando a sciocchezze, si separarono.--Stattene a tuo bell'agio sdraiato,--disse Felicino a Roberto, chevoleva alzarsi per accompagnarlo in anticamera:--conosco la strada;tirerò l'uscio dietro di me.--_Fiat voluntas tua!_--rispose Roberto, a cui in quell'ora laposizione orizzontale era dolce come a Magnasco il pensiero di sposarsua cugina, o, per dir meglio, le sue cinquecento mila lire.Alle quali cose pensando, e al soccorso che gli avrebbe prestatoFenoglio contro la ostinata resistenza della cuginesca cittadella,Magnasco se ne andò col cuore contento e il piè leggiero.E andandosene, trasse l'uscio dietro a sè, siccome aveva detto aFenoglio; ma non badò punto a sincerarsi se la stanghetta della toppaa sdrucciolo, che chiudeva la porta del suo amico, avesse battutonell'orlo della bocchetta, per modo da cacciarvisi dentro e chiuderdavvero.Oh dio Caso, eccone delle tue!II.Roberto Fenoglio, come vi ho detto, era rimasto sdraiato sul suocanapè; un soffice canapè foderato di velluto, dal quale io, se cifossi stato, non mi sarei mosso neanco per andare a nozze, e mettopegno non vi sareste mosso voi, cortese lettore, neanco per mandare acomperare il libro che mi dà modo di ragionare con voi.L'annoiato mandarino stava fantasticando, tra la veglia e il sonno,intorno ai consigli di Felice Magnasco.--Vedete mo che ingegno ha quel capo ameno di Felicino! Egli è giuntoa sciogliere un problema, pel quale io mi vo beccando da dodici anniil cervello. Abbandonarsi all'ignoto, lasciar operare il dio Caso,ragionare co' piedi, equivale a sfuggire il _tran tran_ della vita.L'equazione è perfetta, e un matematico non ci troverebbe nulla aridire. Applichiamola dunque!... E prima di tutto, che cosa farò iotra dieci minuti? che bestia! cominciavo a ragionare! non debbo, nonvoglio sapere, che cosa farò tra dieci minuti.... Auf! che sonno!andiamo a dormire; sarà la miglior cosa che io possa fare. Felicinodovrà tornare stamane per condurmi dalla sua bella cugina, e non possoandare da lei morto dal sonno. E da capo! No, io non debbo andare adormire; la è cosa troppo usuale; io ricasco nella consuetudine, equesta io debbo sfuggirla ad ogni costo. Eccomi qui, su questocanapè... Ci sono a caso.... Chi ardirebbe asserire che io non ci sonoper mero caso? Che cosa mi accadrà egli di nuovo su questo canapè?L'ardua sentenza ai posteri. Che sonno! andrei volontieri a letto....Ma via, Fenoglio, non lasciarti così vilmente sopraffare dallaragione! Si direbbe che hai paura dell'ignoto. Chi è questo signorignoto?... È brutto o bello? E la cugina di Felice, è bella davverocome ei la dipinge? O non l'ama piuttosto per le sue ricchezze? Già,volere o non volere, il denaro si ficca sempre dappertutto. Diciamo dino; sacramentiamo che non è vero; ma la ricchezza comanda agli occhidel nostro corpo, come a quelli della nostra ragione.... Ma chi sa?potrebbe anco esser bella, questa cugina!...Lettrici e lettori, io vi fo grazia di tutte le altre considerazioniscucite del mio protagonista. La pigrizia, più assai de' consiglidell'amico, lo aveva tenuto sul canapè, dove, pochi minuti dopo, egliera rimasto assopito.Non vi giurerei che le copiose libazioni dello sciampagna spumante nonc'entrassero anch'esse per una larga porzione. Roberto Fenoglio erauomo che non disprezzava punto il bicchiere, e quella notte, poi, inmezzo ad una brigata di capi scarichi e di gaie alunne di Tersicore,egli aveva pensato a dare il buon esempio, bevendo allegramente perquattro.Dormi, Fenoglio; dormi, mandarino annoiato; il tuo sonno non vuoledurar molto.Imperocchè, voi già lo avete indovinato, belle lettrici e lettoricortesi, io non lo lascierò solo sul suo canapè, e non prolungherò la_scena muta_ oltre i confini della vostra pazienza.Venite con me verso l'uscio di casa. Non udite su per le scale unmuover di passi frettolosi e leggieri? Non abbiate timore di ladri;insieme co' passi, s'ode il fruscìo di una veste di seta.Chi è questa donna che sale, o, per dir meglio, che vola, sfiorandoappena del piede e del lembo della sua veste gli scalini, e si ferma,si rannicchia spaurita, tremante, ansante, sul pianerottolo, vicinoall'uscio semichiuso di Roberto Fenoglio?Aspettate, e lo saprete. La bella incognita (imperocchè essa è bella,ed io già lo so, quantunque siamo tuttavia al buio), la bellaincognita, dico, rattiene colassù la sua corsa, e raccolte intorno asè le larghe pieghe del suo accappatoio di seta, tende l'orecchio percogliere ogni più lieve rumore che possa giungere dal basso. Non odenulla, e le si allarga il cuore; perciò, fattasi più animosa, siattenta di sporgere il capo sulla ringhiera.... Ma ohimè! Appuntoallora comincia ad udirsi giù in fondo alle scale uno stropiccìo dipiedi, quindi un rumore confuso a cui tien dietro lo scoppiettìo di unzolfanello strofinato su d'una ruvida superficie, e un raggio di lucebalena dal pozzo della scala.La povera bella si rannicchia da capo nel suo angolo, ma non istàferma al suo posto neppure un minuto secondo.--Dio mio! come fare?--ella mormora tra sè,--dove potrò salvarmi!--Tremante, confusa, ella si avanza a tentoni, brancicando verso laparete, come per cercare le imposte di un uscio; che certo ha datrovarsi su quel pianerottolo. Ella suonerà, domanderà soccorso.... magiungeranno in tempo ad aprirle? Chi sa? intanto ella va cercandocolle mani il vano di quest'uscio e la corda del campanello, ma senzapro. La sua manina leggiadra (io lo so, quantunque siamo al buio, e laconoscerei tra mille), la sua manina leggiadra, dico, erra un trattonel vuoto, quindi urta in uno dei battenti dell'uscio; ed ohmaraviglia! il battente si apre da sè, e il pianerottolo si rischiarad'un subito, all'interna luce dell'anticamera di Roberto Fenoglio.Benéfici effetti della trascuratezza di Felicino Magnasco, che nonaveva badato a far scorrere la stanghetta della toppa a sdrucciolonella sua rispettiva bocchetta! Oh caso, caso! E i filosofi verrannopoi a sostenere che esso non è l'ordinatore, anzi l'azzeccagarbuglidelle umane vicende?La povera bella fu, sulle prime, come sbigottita da quello aprirsiimprovviso dell'uscio, al semplice tocco delle sue dita. Quelquartierino aperto, e in apparenza deserto, le metteva paura. Tremòtutta dal capo alle piante, e si ritrasse fin presso la ringhiera. Madi là tornava ad udire il rumore dei passi, e al rumore dei passi simescolava il discorso di due persone che salivano, del qual discorsogiunse fino a lei spiccatamente una frase: _andiamo su, ella non cisfugge di certo_. E allora la poverina si fece animo, guardò in altocome per chieder protezione dal Cielo innanzi di commettersinell'antro ignoto di quel quartierino, che si schiudeva luminoso a'suoi occhi, e si buttò perduta nell'anticamera. La sala era deserta;imperocchè l'unico servitore di genere mascolino che fosse in quellacasa, trattandosi di una festa un tal po' scapigliata, aveva avutolicenza di andarsene a letto dopo l'ultima versata di sciampagna, e lalicenza gli era paruta un comando. La bella sconosciuta non ardìnemmeno richiuder l'uscio; chè le sembrava di cadere di Scilla inCariddi, e non voleva precludersi la ritirata da un male peggiore. Siinoltrò guardinga fino ad una portiera di seta azzurra; stette incertaun tratto, quindi si provò a sollevarla dolcemente, sporse la suatestolina nel vano, e le si parò davanti agli occhi lo spettacolo delmandarino dormente.--Ah? Che vuol dir ciò?--chiese tra sè, con atto di meraviglia, lasconosciuta visitatrice. Di maraviglia, notate, non di paura!Un uomo che dorme non fa paura ad una donna. Giaele, Giuditta, e tantealtre donne famose di quella risma, ne fanno testimonianza non dubbia.La nostra sconosciuta, che non aveva nè chiodi di configger nelletempia a Sisara, nè testa da troncare ad Oloferne, e che però ci avevala coscienza tranquilla, dopo quel primo atto di meraviglia, composele labbra ad un sorriso; un bel sorriso, in fede mia, e cheilleggiadriva di molto le sue bellissime labbra.Essa era bella, mio candido lettore, bella quasi come voi, mia adoratalettrice. Qui, poichè siamo alla luce dei doppieri (parlo in poesia,ma in umile prosa bisognerebbe dire di una lucerna Carcel), cadrebbein acconcio uno scampolo di descrizione della sua ammirabile bellezza.Ma siccome non ho tempo da perdere, lascio che ve ne formiate voi unconcetto colla fervida immaginazione, mio candido lettore, e che ve laraffiguriate voi, guardandovi nello specchio, mia adorata lettrice.--Un cinese?--pensò la sconosciuta, guardando Fenoglio.--O dovediamine son capitata? E nessun altro in questa casa.... non una donnaa cui volgermi.... E quei due che salgono le scale!... Dio mio chefaccie sinistre! E come mi correvano dietro! Ah! essi sono già qui,sul pianerottolo.... urtano nell'uscio.... Ma io non l'ho chiuso, nonl'ho chiuso! E come fare adesso? Signore! signore!--Ma sì, chiamalo, Roberto Fenoglio aveva legato l'asino a buonacaviglia, e non dava segno di volersi svegliare.Ella ripetè, collo stesso tono di voce sommessa con cui avevacominciato a chiamarlo: signore! signore!--_A-ing-fo-hi!_--borbottò nel sonno il bravo mandarino Fenoglio.Cotesto non era rispondere, siccome ognun vede. La povera bella,sgomentata dal rumore che si faceva sul pianerottolo, ebbe ricorso aduno stratagemma simile a quello del fagiano quando tenta dinascondersi agli occhi del cacciatore, ficcando la testa sotto un'ala;buttò l'accappatoio sotto una poltrona, che stava di fianco al canapèdel mandarino, e si lasciò cadere su quella poltrona, rimanendovisupina in atto di donna dormente.--Ohè, Piccione! una porta aperta....--Vedo bene; la sarà entrata qua dentro, la fuggitiva.--Impossibile! Avrebbe badato a chiudere l'uscio dietro di sè. Qui c'èun altro negozio.... un furto consumato....--Ragione di più per entrare!--Sicuro, entriamo!III.Questo dialogo avveniva sul pianerottolo, tra i due persecutori dellabella sconosciuta, i quali non erano altrimenti due Adoni daquadrivio, sibbene due sergenti di Questura, il Negri e il Piccione.Lo strepito dei loro passi mascolini nell'anticamera e il percuoterdelle loro daghe contro le masserizie, fecero quello che non avevapotuto ottenere la vocina della sconosciuta; vo' dire che destaronodal sonno l'avvocato Fenoglio, il quale balzò in piedi dal suo canapè,e vedendo alzare la portiera di seta e un braccio e una gambaintrodursi nel salotto, urlò prontamente: _ai ladri!_ e diè di piglioad una sedia di Chiavari, per servirsene come di una mazza ferratacontro gl'invasori del suo domicilio.--Si cheti, signore, si cheti!--disse il Negri facendosi innanzi.--Noinon siamo ladri, nè gente che le voglia far del male. Guardi allanostra divisa.... Ma chi vedo? il signor avvocato....--Roberto Fenoglio in carne ed ossa,--rispose Fenoglio, che a suavolta aveva riconosciuto i sergenti;--ma che cosa vogliono le signorieloro a quest'ora, in casa dei pacifici cittadini?--Oh, la ci scusi, signor avvocato. Aveva l'uscioaperto....--Amico mio,--disse una vocina sottile che fece balzare due passiindietro il mio protagonista,--gli è stato di certo quel briccone diBattista, che va a ciaramellare di notte colla cameriera del quintopiano. Bisogna scacciarlo dal nostro servizio, non è egli vero?--Si certo, lo scaccieremo!--rispose Fenoglio.E intanto guardava, con aria da melenso, ora i sergenti, ora lasconosciuta, che lo aveva chiamato «amico mio.»--Non vorremmo aver cagionata la disgrazia di un poveroservitore....--si provò a dire il Piccione.--Che! che!--ripigliò la signora.--È un fannullone, un che so io; nonè egli vero, Roberto?--Sì, un briccone, un ladro, un assassino!--soggiunse Fenoglio, ilquale non sapeva più quello che si dicesse.--Oh, in tal caso,--disse il Negri,--con licenza di Vossignoria, loarresteremo.--Sì, arrestatelo.... cioè, no, lasciatelo stare, povero diavolo! Sonquesti i miei modi di dire.... io non uso chiamare con altri nomi lamia gente di servizio....--Egli bisogna tuttavia che tu gli tolga questo mal vezzo, Robertomio!--disse la donna, mettendo con leggiadra dimestichezza il suobraccio sotto quello di Roberto Fenoglio.--Dimmi, non è egli vero chetu contenterai in ogni cosa tua moglie?--Fenoglio aveva l'aria di cader dalle nuvole. Si lasciò mettere ilbraccio di lei sotto il suo; anzi, posso giurarvi che, galantecom'era, anco nei momenti più difficili, curvò con bel garbo ilgomito, per accogliere il dolcissimo peso. Quel braccio si appoggiòsul suo con una pressione particolare, che parea dirgli: «tenetemibordone, per carità!»; gli occhi della sconosciuta si volsero languidia cercare una buona risposta ne' suoi; la sconosciuta era bella, assaibella; il contatto della sua aggraziata persona gli recava unacommozione subitanea per tutte le vene, insomma, il sangue non èacqua, siamo tutti uomini, e Roberto Fenoglio rispose:--Si, moglie mia, farò di contentarti.--Tutto ciò era avvenuto in un batter d'occhio. Ora, accettata unacondizione di cose, bisognava andare innanzi, mettere in buona vistatutto quel garbuglio; e Roberto, comunque fosse impacciato, ci siprovò.--Vedete un po' che bel caso!--disse egli, voltandosi aisergenti.--S'era suonato e ballato.... una festicciuola tra amici....ai quali avevo fatto conoscere mia moglie....--Ah sì!--interruppe il Negri.--Ella è ammogliato di fresco; noi nolsapevamo neppure....--Infatti,--disse Fenoglio,--io non ne avevo dato notizia a nessuno.--Un matrimonio _al gran destino_....--entrò a dire con aria peritosail Piccione.--Come sarebbe a dire; al gran destino? Vorrete dir clandestino?Sicuro, ho fatto un matrimonio clandestino; ma ora l'abbiam propalato;tutti gli amici, i parenti, Genova tutta lo ha da sapere.--Così dicendo, Roberto Fenoglio si volse a guardare la sua improvvisatametà, che lo ricompensò delle sue parole con uno sguardo d'ineffabiletenerezza.--Che io possa morire, se ne capisco un'acca!--pensò egli tra sè.--Oh ce ne rallegriamo grandemente con Vossignoria!--disse ilPiccione, che era il più cerimonioso dei due sergenti.--E ce nerallegriamo anche colla sua signora....--Grazie, grazie!--rispose la leggiadra donnina, accompagnando leparole col più grazioso dei suoi divini sorrisi.--Suvvia, Piccione:--disse il Negri al compagno--noi adessodisturbiamo....--No, no, amici miei!--interruppe Fenoglio.--Voi non ve ne andretecosì senza aver prima bevuto un bicchiere.--Scusi Vossignoria: ma noi eravamo venuti in questa scala per seguireuna donna.... una....--Che cosa?--domandò con molta curiosità il padrone di casa.--Avetedetto una.... Se la cosa può dirsi, finite, di grazia, la frase!--Oh, niente di male in quanto alla moralità personale....--Fenoglio respirò a larghi polmoni. Intanto il Negri proseguiva:--....Insomma, debbo dirlo? Si tratta di una emissaria di Mazzini. Ilsignor Questore ha saputo che questa donna, una delle più terribilicospiratrici contro il governo, è venuta da Londra a Genova, e cheella doveva trovarsi appunto in una casa qui presso.... Le nostrepasseggiate debbono averla messa in sospetto di qualcosa, poichè unadonna appunto (ed era certamente lei) è uscita dalla casa in discorso;ma, inseguita da noi, s'è ficcata nelle scale di questo palazzo....--Ah diamine!--esclamò Roberto Fenoglio.--E adesso come farete atrovarla?--Ella a quest'ora avrà potuto ridiscendere le scale!--si affrettò asoggiungere la signora.--Sicuro! dice bene la signora Fenoglio!--gridò il Piccione,percuotendosi la fronte colla palma della mano.--Vedi che bestia siamostati noi altri! Ma qui bisogna correre.--Non tanta fretta!--interruppe ella sorridendo.--A quest'ora ella hapotuto andare molto lunge, e come vorreste trovarla! Gli è un colpofallito, al quale non si rimedia, e sarà meglio vi ricordiate che ilmio Roberto vi ha pregato di fermarvi ancora pochi minuti per berne unbicchiere.--La signora ha ragione!--disse il Negri con aria melanconica.--Ora,poichè la ci è sfuggita, beviamo.--Signor avvocato,--ripigliò il sergente Piccione,--beveremo allasalute della sua signora moglie, che è tanto gentile quanto bella.Scusi, signora, il complimento, compatisca; siamo gente allabuona....--Intanto Roberto Fenoglio era andato in una camera vicina e ne tornavacon una bottiglia di Sciampagna, che fu sollecito a sturare per queidue ragguardevoli personaggi.--Alla salute della signora Fenoglio!--disse il Negri, alzando ilcalice spumante.--Che il Ciel la benedica, e le conceda una mezza dozzina di beibambocci somiglianti al l'ottimo avvocato Fenoglio!--soggiunse ilPiccione.--Grazie, amici, grazie!--rispose Fenoglio.--Noi faremo di non mandarvani i vostri amorevoli augurii.--E guardò sott'occhi la sua sconosciuta vicina, che si fe' rossa involto come una ciliegia.Intanto quei due, sebbene, dopo una seconda e una terza libazione,avessero veduto il fondo della bottiglia, non se ne andavano ancora.Fenoglio era sulle spine, poichè gli premeva di sapere chi fossequella donna, e come gli fosse capitata in casa. La donna, dal cantosuo, ci doveva avere le sue buone ragioni, per affrettare coi voti laloro partenza.Il Negri, dopo una sosta di parecchi minuti secondi, così prese aparlare:--Signor avvocato, la mi scusi; avrei a chiederle.... ma non mi diadell'indiscreto....--Oh, niente affatto!--rispose Fenoglio.--Sì, sì, la è una indiscretezza la nostra.... ma tant'è, non possiamofare a meno di pregarla....--Ahi, ahi!--pensò il mandarino--che cosa vuole ora costui?--La povera bella, di rossa ch'ella era divenuta, si fe' più pallida diprima.--Vossignoria,--proseguì il sergente, senza addarsi di nulla,--è inrelazione col nostro capo, il cavalier Gallesi....--Sicuro, sono in relazione con lui, con quella degnapersona;--rispose Roberto.--Lo vedo qualche volta ed ho l'onore delsuo saluto. Ma che cosa....--Ecco;--interruppe il Negri,--noi abbiamo fatto il nostro dovere,niente più niente meno del nostro dovere.... Ma se il signor cavalierevenisse a risapere che ci siamo lasciati sfuggire.... mi capisce?--Ah! sì, capisco,--disse Fenoglio, tornando a respirareliberamente,--io non debbo dir nulla. Non dubitate, sarò muto come unatromba.... cioè no, volevo dirle come una tomba. Che diamine! vedetemo' come talvolta ci tradisce la lingua.--Non era vero niente; Roberto Fenoglio, rasserenato dalla piega cheaveva preso il negozio, tornava ai suoi primi amori col bisticcio.--Le siamo riconoscentissimi della sua bontà, signor avvocato!--entròa dire il Piccione, colla lingua impacciata dallo Sciampagna.--Inverità non potevamo aspettarci altro da un galantuomo pari suo. Oh setutti fossero come Vossignoria, a questo mondo!--Taci là, bestione!--interruppe il Negri, che voleva schiccherareanch'egli un complimento all'avvocato.--Se tutti fossero come ilsignor cavaliere....--No, no, lasciate i titoli da parte, io non son cavaliere e me ne....me ne.... insomma, non lo sono!--conchiuse Roberto.--Il governo ha torto!--sentenziò il Negri.--Io lo servo, lo rispettoe lo venero, come è debito mio; ma egli ha torto a non far cavaliereun personaggio come Vossignoria. Basta, io non c'entro.... Che cosadicevo, Piccione?--Dicevi che se tutti fossero....--Ah si, mi ricordo; volevo dirti che se tutti fossero come il signoravvocato, noi perderemmo il nostro pane, perchè non ci sarebbe nullada fare nel nostro mestiere.--E accompagnate queste parole con un inchino, il Negri si congedòdall'avvocato Fenoglio, pregandolo, scongiurandolo da capo a condonarloro la molestia che gli avevano involontariamente recata.Così finì quella scena, che poteva avere ben altre conseguenze per unodei due personaggi rimasti. Fenoglio accompagnò i due sergenti finoall'uscio di casa, e questa volta lo chiuse egli, colla debitaattenzione, anzi con due mandate di chiave.Quindi tornò nel salotto, dov'era rimasta la sconosciuta, e, giuntosul limitare, si fermò, sporgendo il capo verso di lei, in aria d'unmaiuscolo punto interrogativo.IV.La bella ignota era caduta sulla poltrona accanto al canapè. Lo sforzodi quella scena difficile l'aveva svigorita per modo da non sentirsipiù reggere in piedi.--Oh, signore!--mormorò ella, più che non dicesse--la miagratitudine....--Nulla, nulla, non mi ringraziate!--interruppe il mandarino.--Ditemipiuttosto, se non è un prentender troppo, chi siete voi, o signora,voi che vi fate di punto in bianco mia moglie, mi togliete dallafronte quell'aureola di vergine.... e martire, la quale mi siconfaceva pur tanto?--Signore....--balbettò la povera bella,--o signore.... voi siete cosìbuono, avete un cuor così nobile....--Signora, io non ho cera qui sotto le mani per turarmi gli orecchi,come fece Ulisse, allorquando egli ebbe a trovarsi in un caso simileal mio; ma vi giuro che, se voi proseguite a parlarmi così dolcemente,io supplirò alla cera colla palma delle mani.--E dicendo queste parole, le quali arieggiavan assai più il madrigaleche l'invettiva, Roberto Fenoglio fe' il doppio gesto di un uomo chevuol turarsi gli orecchi.Era grazioso in quell'atteggiamento, il nostro mandarino posticcio; ela signora, quantunque il momento non fosse da ciò, non potèrattenersi dal ridere.--Ah, vi pigliate anche giuoco di me, bella e terribilesconosciuta?--incalzò Roberto Fenoglio.--Avete ragione, in fede mia.Eccomi ammogliato senza saperlo, e con chi? con una donna_contemplata_ dall'articolo 185 del Codice penale.--Oh!--esclamò la signora alzandosi in piedi.--Non vi adirate per sovra mercato, signora!--fu sollecito asoggiungere Fenoglio.--L'articolo 185 non può offendere la dignitàdella donna. Ma in fine, i fatti _enunciati_ vi accusano; laprevenzione è contro di voi. Chi inseguivano quei due degni tutoridell'ordine pubblico, se non voi? se non una.... _horrescoreferens_.... una rivoluzionaria?--Mio buon signore,--disse la sconosciuta, accennandogli con attoleggiadro, che volesse chetarsi un tratto,--io vi prego, per quellacortesia che m'avete dimostrata fin qui, ad usar pazienza ancora untantino. Tutto quello che è avvenuto stanotte ha bisogno di unaspiegazione, e voi, gentile come siete, mi darete agio ad esporre lemie ragioni.--Tolga il Cielo che io voglia condannarvi senza ascoltarvi--risposeRoberto Fenoglio.--Non siamo più ai tempi della inquisizione, la Diomercè, ed io son qui tutto orecchi ad udirle, queste vostre ragioni.--Or bene, signore, parlerò.... Ma anzitutto, voi siete un gentiluomo,e....--E me ne vanto, signora! Ho sempre saputo custodire i segreti che mifurono confidati, e tanto più facilmente, in quanto che io sono l'uomopiù smemorato che viva sotto la cappa del cielo. Tutto ciò che ode ilmio orecchio destro non ha neppure il tempo di giungere all'orecchiosinistro, che io già l'ho dimenticato.--Tanto meglio! Sappiate dunque che la rivoluzionaria c'è, e appuntoquella che i due uomini della Questura cercavano....--Ah! voi lo confessate? Ma come mai una così leggiadra donnina(scusate la schiettezza, ma io amo dire anzitutto la verità, la puraverità, niente altro che la verità), come mai una così leggiadradonnina, quale voi siete, va a ficcarsi in questi viluppi?--Ringrazio i vostri occhi dell'inganno in cui mostranod'essere,--rispose ella, sorridendo traditorescamente,--ma non debbolasciar del pari in errore il vostro giudizio. Quella rivoluzionaria,di cui si parla, non sono io; siete contento?--Respiro, signora, respiro; ma proseguite, di grazia!--Ecco dunque;--continuò la signora,--questa rivoluzionaria è miaamica. Rivoluzionaria! Anche il vocabolo è improprio, imperocchè essanon è che la moglie di un ottimo cittadino, il quale è condannato nelcapo e vive lontano dal suo paese, amandolo da lungi e facendo votiperchè si muti quest'ordine di cose, che nessun italiano di core....--Dovrebbe tollerare!--conchiuse Roberto Fenoglio.--Ah, son lieta di parlare con un uomo!--disse la signora, stendendola mano a Roberto, che l'afferrò prontamente e vi stampò un rispettosobacio, se pure è vero che i baci siano una testimonianza di rispetto.Ella ritrasse dolcemente la sua mano e proseguì:--La mia buona Erminia (così ella si chiama) non è qui venuta percospirare, sibbene per vedere un suo figliuoletto che ha lasciato aGenova in casa de' suoi congiunti, e che da qualche settimana erainfermo. La poverina, giunta ieri, mi ha fatto pregare stanotte direcarmi da lei, e voi potete argomentar di leggieri che io nonmettessi indugio a contentarla. Il mio servitore mi accompagna finoalla porta, e lo rimando a casa per maggior precauzione. Ora ecco che,mentre io salgo le scale, odo rumor di passi.... intimorita, miritraggo; essi mi hanno sentita, e giù per le scale verso di me!Allora io non so più quel che mi faccia, esco fuori, e senza purevoltarmi indietro, vengo a rifugiar nel portico di questo palazzo,sperando che non mi abbiano veduta ad entrarvi. Ero in errore; miseguono; io salgo pian piano fin qui.... trovo un uscio aperto, e voisapete il rimanente, voi che mi avete presa a proteggere, senza pursapere chi io mi fossi. E di ciò permettete che vi ringrazi, osignore, poichè, sebbene per me non avessi nulla a temere, la miadignità di donna era tuttavia a repentaglio, nel trovarmi sola, dinotte, e inseguita a quel modo!... Ah, mio Dio? rabbrividisco al solopensarvi.--Avete ragione, signora,--disse Roberto, com'ella ebbe finito il suodiscorso,--avete ragione. Una donna sola, di notte, e così bella, comevoi.... Ma perchè siete voi così bella?--E uscendo in questa esclamazione, improvvisa, Roberto Fenoglio mandòun lungo sospiro.--Che cosa avete?--domandò ella a sua volta.--_A-ing-fo-hi_!--rispose egli sospirando da capo.--E che cosa vuol dire quest'altra frase?--Vuol dire, o signora.... Ma anzitutto, mi promettete di non andar incollera?--Ve lo prometto, purchè non mi diciatecomplimenti.--Oh, saranno verità sacrosante: vi dirò quello che sento e nulla più.Sapete voi che cosa avvenga allo zolfo quando un raggio di sole,attraversando il fuoco di una lente, viene a percuotergli sopra?--Credo che si accenda, ma non potrei giurarlo, perchè non m'intendodi fisica.--Oh, giuratelo, signora mia, giuratelo pure! Cotesto è avvenuto a me,dacchè voi siete entrata qui, cioè, mi spiego, da quando io mi sonosvegliato. Voi siete il raggio di sole; l'occasione bizzarra che vi hacondotto qui è la lente; lo zolfo infine sono io, Roberto Fenoglio,avvocato, e scapolo per giunta. Siete nubile voi?--No, signore.--Ah! c'è un marito!...--Neppure; egli c'è stato.--Siete vedova, dunque! Vedova! oh dolce nome! siete vedova, e sietebella! Ma tutto ciò è un sogno.... Abbandonarsi all'ignoto! lasciaroperare il caso!... L'ignoto è venuto, il caso ha operato un miracolo!--Che dite voi ora?--Lasciatemi dire, o signora; parlo col mio angelo custode. Noncredete che io ci abbia un angelo custode? È lui che vi ha condottaquassù: consentite che io adori in voi i decreti della divinaProvvidenza. E l'esservi voi dichiarata mia moglie non è forse unavoce del cielo? La vocazione di Abramo è stata determinata da assaipiù lievi cagioni. Insomma, o signora, vengo difilato alla conclusionedel mio discorso, che vi sarà parso sconclusionato; ma io m'intendo ebasta. Che direste voi di un uomo non vecchio, nè al tutto sgradevole,e con ventimila lire di entrata senza contare uno zio materno,decrepito, senza figli, e con mezzo milione?--Direi,--rispose la signora che sapea stare alla celia,--ch'egli è unuomo fortunato.--Non mi avete inteso; mi spiegherò meglio. Che direste di quest'uomo,se egli vi proferisse la mano, dopo avervi umilmente chiesto lavostra?--Direi ch'egli è un bel pazzo, a concepire di così fatti disegni epiù pazzo ancora a dirli a me, la prima volta che egli mi vede, e inuna somigliante occasione.--Roberto Fenoglio chinò il capo e lasciò cader le mani penzoloni lungoi braccioli della scranna sulla quale era venuto a sedersi percominciare il suo dialogo.--Tutte così, le donne!--esclamò egli, sospirando.--Tutte così, voi dite? e perchè di grazia?--Perchè?--ripetè con accento di amarezza Roberto Fenoglio.--Voi michiedete ancora il perchè! Perchè esse si dilettano a tormentare ilcuore di un uomo, lo girano e rigirano per tutti i versi, scherzandovisu colle loro unghie feline che lacerano dovunque toccano e fannospicciare il sangue. Dite loro: _vi amo_, lo dite con tutta lasincerità dell'anima vostra, ed elleno vi ridono sul viso con ariad'incredulità. Per esse l'amore non esiste che allo stato divecchiezza; lo fanno nascere dalla consuetudine, vi negano ch'e' possaessere il risultato di una commozione subitanea. L'amore per gradi;che bella cosa! Ma qual è, dopo quant'altri gradi incomincia quello incui si può dire _vi amo_ ed esser creduti? Io mi ribello, o signora,contro questa falsa teorica. Voi stessa, che la lodate palesemente,non ne credete in cuor vostro una jota. Ma essa vi torna acconcia perguadagnar tempo, per pigliarvi diletto dei nostri tormenti... Orvia,signora, non crollate la vostra testolina a quel modo! Lasciatevi direla verità da un uomo che riceve per la prima volta la scossaelettrica! Io non ho amato mai, sebbene molte fiate siasi potutoargomentare il contrario, da certe vaghe apparenze. Questo affetto cheio vi confesso candidamente ora, è già padrone di me. Se la cosadovesse procedere diversamente, se io dovessi innamorarmi di voi agradi, a gradi, avreste ragione a non usarmi misericordia, perchè iosarei un uomo da nulla. Come è nato questo amore? Non lo so. La novitàdel caso era fatta piuttosto per ispirarmi la diffidenza; ma non ne funulla. Se debbo confessarvi un mio sospetto, vi dirò che vi ho amatoin quel momento che avete posto il vostro braccio sotto il mio. Inquella dolce pressione che volea dirmi: _salvatemi_! io ne ho sentitoun'altra che diceva: _amatemi_. Ho inteso la vostra preghiera, hoaccettato il vostro comando; perchè una corrente elettrica mi hasignoreggiato ad un tratto. E subito, comunque turbato, ho messo ognimia virtù a tornarvi utile. Chi, se non il cuore, mi ha detto allorache voi eravate una gentildonna? Sì, una gentildonna; questapersuasione si è trasfusa a quel contatto in tutto l'esser mio, ed ionon ho sospettato di sapere il vostro nome per obbedirvi, come non lochiedo ora, innanzi di confessarvi che vi amo. E adesso ridete pure,ridete liberamente di me!--Perchè riderei?--chiese la sconosciuta, con piglio soave.--Aschietto parlare schietta risposta. Che cosa direste voi di una donna,la quale, alle prime parole di un uomo che ella vede per la primavolta, gli rispondesse: vi credo, e accettasse di grand'animo l'amorsuo?--Direi che ella è una donna superiore a tutte le altre, o, per rubareuna sua magnifica frase al divino Petrarca, «_colei che sola a me pardonna_.»--No, signor Fenoglio, non lo direste, o, dicendolo, non lopensereste. Se questa donna non conosce ancora quest'uomo....--Ma neppure io, o signora, conoscevo voi, e tuttavia....--Gran bella ragione!--interruppe la donna.--Vedete mo il gran risicoche correvate voi! Ed è egli possibile che il vostro senno non vidimostri la grave, la profonda differenza che corre tra un cuor d'uomoe un cuore di donna? Che sacrifizio fa l'uomo ad amare e a dirlo, eglitentatore, egli padrone di perdere nel giuoco quel tanto appena che hamesso di posta? Noi, povere donne, quando amiamo (il che più veramenteci avviene che a voi, e con più violenza di subitanea passione che voinon crediate) paghiamo i nostri errori col dispregio di noi medesime.Non parlate più? Non crollate più a vostra volta il capo, in segno diincredulità? Vedete pure che non avevate ragione, e, schietta comesono, vo' confessarvelo. Ho detto testè: _se questa donna non conosceancora quest'uomo..._ e ho detto male, poichè io già vi avevoconosciuto, sebbene da mezz'ora, più addentro che se la nostraconoscenza già contasse anni di vita. Siete un galantuomo e ungentiluomo, ed io vi ho veduto alla prova. Credete pure che io sorendervi giustizia! Noi povere donne non possiamo parlare liberamentecome voi fate.... E per legge di natura, e per vincolo di educazione,noi siamo il sesso debole; non abbiamo altra arma migliore in nostradifesa che la diffidenza, la eterna diffidenza.--Il sesso debole!--soggiunse Roberto.--Siamo noi il sesso debole!--Quando ci amate, s'intende. Ma dura così poco in voi, questo statodi malattia! La convalescenza è sempre assai pronta, e ripigliatesempre le forze smarrite.--Roberto Fenoglio rimase muto. Era quella la più eloquente risposta cheegli potesse dare alla sconosciuta. Ella aveva ragione sulle generali,e sebbene egli non avesse torto nel suo caso particolare, non eraquello il momento per costringerla a riconoscerlo.Perciò, tacendo egli, v'ebbe un tratto di pausa nel dialogo. Roberto,colla fronte china, contava i pezzettini di marmo del suo pavimento amosaico; la signora guardava Roberto, aspettando che dicesse qualcosa.E così guardandolo, e vedendolo silenzioso, le scese inavvertita incuore quella pietà traditora che è sorella dell'amore e che non haaltro ufficio se non questo, di aprir l'uscio di casa al fratello.--Povero giovine!--le susurrava al cuore la pietà.--Tu gli hai dettodi brutte cose, ed egli non ardisce nemmanco risponderti. Vedi com'ècontrito ed umiliato! Ora, lo hanno detto le sacre carte: _corcontritum et humiliatum Deus non despiciet_. Egli ha una cerasimpatica, per verità! E poi, com'è gentile di modi! Come si èadoperato volenterosamente a farti servizio! Quanti altri uomini, nelcaso suo si sarebbero diportati com'egli? Quanti altri, posti con unadonna sola, sconosciuta, in casa loro, non avrebbero piuttosto cedutoa diverso consiglio? Gli uomini, in genere, sono un'assai bruttarazza, animi volgari, carne impastata di fango.... Ma egli! poverogiovine! Suvvia, bisogna ricompensarlo con una dolce parola!--E la cercò, la dolce parola; ma lì, sulle prime, non le venne fattotrovarla. Trovò bensì un più soave accento e un più soave sorriso, perdirgli:--Or dunque, signor Fenoglio, voi sarete il mio cavaliere, peraccompagnarmi a casa. Non è egli vero?--Come vorrete, o signora, come vorrete. Vado subito a levarmi didosso queste ridicole insegne di mandarino cinese e sono ai vostricomandi. Ma innanzi di partire udite ancora una parola, e saràl'ultima, ve lo giuro!--Con che aria mi dite voi questo!--rispose la signora.--Siate piùgaio, ve ne prego; amo meglio udirvi a scherzare, come poco fa, cheparlar malinconico e guardarmi accigliato, come ora.--Perdonatemi,--disse Roberto,--ma non posso far forza al mionaturale. Sotto la forma di uno scherzo vi ho detto poco fa tuttoquello che il mio cuore sentiva. Vi ho profferto sinceramente eprontamente la mia mano, perchè aveste a scorgere sulle prime lapurità de' miei intendimenti. Era quello il primo omaggio che iodovevo rendere ad una donna come voi, al primo momento che sentivo diamarla. Voi mi avete tolto in quella vece per un uomo leggero, per undi quei capi scarichi che s'innamorano al primo uscio; ed ecco, ioporto la pena di aver fatto un giusto proposito e di non averne subitodichiarato le lodevoli ragioni....--Ah signore! E credete voi che io non le abbia pensate, tutte questecose gentili? Andate, andate a mutar abiti, senza fantasticare piùaltro, poichè davvero stillandovi in questa guisa il cervello, nonsiete più giusto, nè con voi, nè con me.--Vado, signora, vado; ma ditemi ancora... io vi accompagnerò a casa!me ne tornerò senza un conforto nel mio solitario quartierino dascapolo.... E quei due che mi sanno ammogliato... che lo andranno aridire....--È vero!--esclamò la sconosciuta, lasciando cadere la sua testolinaleggiadra contro la spalliera della poltrona.--Non ci avevo pensato!Mi fate adesso riconoscere quanto io abbia operato sconsideratamentecon voi. Oh quanto me ne duole!--E l'espressione del volto di quella donna fu così melanconica, nelpronunciar ch'ella fece quel suo _me ne duole_, che Roberto Fenogliocadde ginocchioni a' suoi piedi, e, prendendola per mano, si fece adirle con accento concitato:--Non vi addolorate, per carità! Ho detto una sciocchezza.... Ma dovediamine l'ho pescata io! Piuttosto che vedervi piangere, mi ucciderei.La gente dirà quel che vuole... mi crederà ammogliato; non me neimporta; mi condannerò ad un eterno celibato, e non sarà un gravesacrifizio per me, dopo quello che vi avrò fatto, di non riuscirvialtrimenti molesto. Veduta voi, quale altra donna al mondo amerei?--La pietà traditora inumidì leggermente le ciglia della sconosciuta.--Avvocato,--disse ella con piglio di leggiadra dimestichezza,--voi miaccompagnerete; saprete dove sto, ed io vi annunzio fin d'ora che saràsempre aperta per un gentiluomo pari vostro la casa di LauraMoneglia....--La folgore, cascata ai piedi di Roberto, non gli avrebbe fatto piùsenso di quel nome e di quel casato che uscivano soavemente dallelabbra della sua ospite leggiadra.--Che?--gridò egli, balzando in piedi.--La cugina di FelicinoMagnasco?--Conoscete mio cugino?--dimandò la signora Laura.--Se lo conosco, signora... se lo conosco.... Figuratevi! egli era quiseduto su quella medesima poltrona, mezz'ora innanzi che giungestevoi, e mi stava pregando... mi stava dicendo.... Insomma, oggi stessoe' doveva presentarmi a voi.--A me? voi? Ah, mi ricordo... mi parlò di un signore, suo amico....Sicuramente. Infatti il vostro nome non mi giungeva nuovo. Mio cuginoMagnasco parla molto bene, e meritamente, di voi. Orbene, che male c'èche io sia sua cugina?--C'è, o signora, che voi... già lo sapete... Felicino vi ama....--Orbene, che mi ami!--Ah! sta bene?--dimandò sbigottito Roberto.--Si, certo, ma io non amo lui.--A Roberto Fenoglio fu per balzar fuori un sospiro di contentezza; masi rattenne in tempo.--Lo amerete più tardi;--si provò a dir egli.--Vi piegherete a' suoivoti, alle sue preghiere. Felicino è un bel giovane, ha un ottimocuore....--Tutto ciò che vorrete,--rispose la signora Laura,--ma egli non mipiace oggi, e non mi piacerà domani, nè poi.--Egli sta fresco, allora, il mio povero amico; ma cotesto non potràgiovarmi, non farà crescere d'un punto le mie speranze, dopo lapromessa che gli ho fatta....--Che promessa?--Faccio male a dirvelo? Mi pare di no, poichè intanto avevate asaperlo!... Di aiutarlo presso la sua divina parente, di persuaderla aconcedergli la sua mano.--Ah! ah! un mirabile spediente! E come lo ha scelto bene tratutti!--gridò Laura, ridendo a più non posso.--Signora, e perchè?--Ma si, lasciatemi ridere per carità! Si vede che il mio cuginetto èmolto perspicace.--Signora, io non so... non so se debba imbronciarmi o ridere con voi.--Si, ridete, ridete! Tutta questa gaiezza non ha nulla che possarecare offesa al vostro carattere, ve lo giuro!--Mi fido di voi, bella signora, e rido anche io. Povero Felicino!--Orvia, si fa tardi; andate a vestirvi.--Sì, avete ragione; questa volta vado subito. Due minuti, e torno.--Uscito Roberto dal salotto, Laura rimase sola a pensare. Che cosapensasse non vi dirò, poichè non sono mai penetrato nel cuore d'unadonna.Dieci minuti dopo, Roberto Fenoglio ricompariva nel salotto, vestitoda cristiano, col suo abito nero di gala, il pastrano sul braccio e lostaio in mano. Come avesse potuto spicciarsi a quel modo non sapreidirvi. So che l'amore fa miracoli a palate, e non mi stupisco diquesto.V.Il mio protagonista, levandosi di dosso quegli abiti da cinese,tornava quel che era, un simpatico giovinotto, se pure può dirsigiovinotto chi ha passata di anni parecchi la fatale trentina. Lasignora Laura lo guardò e i suoi occhi manifestarono una lietamaraviglia. E invero la cosa non poteva essere diversa, poichèl'avvocato Fenoglio, oltre all'avere un gentile aspetto, erainnamorato cotto; e l'amore, come tutti sanno (e se qualcheduno nolsapesse, glielo dico io), abbellisce la gente, sia che conferisca piùvivacità allo sguardo, sia che impallidisca le guancie, secondo che èlieto, o sfortunato per coloro che l'hanno nel cuore.Quello di Roberto Fenoglio non potea dirsi ancora nè una cosa, nèl'altra; era fresco di un'ora, ma era nato vigoroso come Ercole, dicui narra la favola che, stando in cuna, strozzasse colle sue poderosemanine i serpenti. Il desiderio di piacere a quella bellissima donna,il rispetto che sentiva per lei, sebbene l'avesse conosciuta in cosìstrana maniera, la stranezza medesima del caso che metteva, sto perdire, un pizzico di sale su quel negozio, già di per sè saporitoabbastanza, tutto ciò trasfigurava Roberto Fenoglio. Se non temessi difarmi dare dell'eretico, direi che quello era il suo Tabor, e cheintorno alle tempie egli ci aveva un'aureola.--Dunque, signora,--diss'egli accompagnando le parole con ungrandissimo inchino,--poichè così volete, andiamo; io sono ai vostricomandi.--Voi siete un gentil cavaliere!--rispose la signora Laura.--Andiamodunque; mi sa mill'anni d'essere a casa mia.--Questa sarebbe casa vostra, se voi voleste, o signora....--Pazzo!--interruppe ella, e temperò la frase con un divinosorriso.--Di ciò mi parlerete più tardi....--Così dicendo ella seguì Roberto Fenoglio nell'anticamera fino allaporta.E qui avvenne un caso mirabile, strano, bizzarro, non mai più udito,nè visto; un caso che io potrei darvi ad indovinare alle cento, allemille, alle diecimila, ma tanto e tanto non vi apporreste al vero; uncaso che parrà inverosimile, e che infatti è inverosimile davvero,come è spesso inverosimile la verità.Non vi è egli mai avvenuto, o lettori, di vedere un tramonto di sole,di notarne gli strani colori, i più strani effetti di luce, e dire travoi che, se un pittore lo copiasse fedelmente, gli darebberodell'esagerato? Non vi è egli mai occorso di udire un fatto, o nonavete nella vostra storia particolare un caso tanto bislacco da farvidire, quando ve ne ricordate, che se un romanziere lo raccontasse, nonparrebbe vero a nessuno?Orbene, uno di questi casi occorse per l'appunto ai miei duepersonaggi; uno di questi tramonti toccò alla mia narrazione, la qualenon è un sole pur troppo!Roberto avea posto la mano sulla chiave e faceva girar la stanghettaper aprire. In quel punto, proprio in quel punto, si udiva una fortescampanellata. Egli, sebbene quel suono improvviso gli urtassemaledettamente i nervi, non fu più in tempo a fermarsi. L'uscio siapriva sotto le sue mani, e un uomo si presentava nel vano. Questouomo fu sollecito ad entrare, e la prima persona che egli ebbe avedere (poichè Roberto, nello aprir l'uscio, si cansava per darle ilpasso) fu la bellissima Laura Moneglia.Chi era costui? Perchè al veder quella donna e' dava uno sbalzoindietro, spalancando tanto d'occhi a guisa di spiritato?Era Felicino Magnasco, che vedeva innanzi a sè la sua crudele cugina.Fu un colpo di scena che io non vi starò a descrivere, e di certo nonpotrei se pur lo volessi. Il fatto, l'atto istantaneo, non si dipinge;lo scrittore non può mutarsi in fotografo.Felicino Magnasco entrò coll'aria più impacciata che vi possiateimmaginare, e ne aveva ben donde. Roberto Fenoglio non lo era meno dilui.--Oh, buon giorno, Felicino!--esclamò egli, senza sapere che cosa sidicesse.--Che buon vento ti porta quassù? Come va la salute?--Bene, grazie; e la tua?--_Optime_, Felicino, optime; e che cosa mi frutta una tua visita cosìmattiniera?--Ah sì!...--rispose l'altro.--È un'ora indebita... giungo in malpunto....--Ma no, Felicino, ma no... figurati! un amico come sei tu giungesempre gradito.--Grazie da capo; ma lasciatemi raccapezzare...--soggiunse Magnasco.--Sì, raccapezziamoci, vuoi sederti un tratto? Signora....--La signora Laura intese com'egli le chiedesse licenza di fermarsiancora qualche minuto, e fe' per tornare nel salotto.--Oh, mi rincresce di recar fastidio....--ripigliò Felicino,--maproprio non capisco... non ricordo più perchè io sia tornatoquassù....--E il povero Magnasco, cavato di tasca il fazzoletto, si andavaasciugando il sudore che gli gocciolava in copia dalla fronte.--Ecco...,--diss'egli, come furono nel salotto,--mi ricordo.... Appenati ho lasciato, son corso verso casa.... Ma ho trovato degli amicisotto i portici del teatro Carlo Felice, che uscivano da cena.... Essimi hanno trattenuto colle loro chiacchiere.... Poi, sono andato acasa... ma giunto a mezza scala, mi avvedo che ho dimenticata lachiave. Dove posso averla lasciata, se iersera l'avevo? Allora hopensato che il mio pastrano l'avevo riposto nella tua anticamera, eche per conseguenza.... Ma permettimi, vo subito a vederci; di certola è cascata in qualche cantuccio....--E senza aspettar altro, Felicino Magnasco, che non aveva ancora alzatigli occhi verso la sua cugina, uscì a precipizio dal salotto.--Or bene, che si fa?--chiese Roberto alla signora Laura.--Che si fa?--rispose ella.--Raccontargli.... È il partito migliore.--Oh no, signora, nemmeno per sogno!--disse Roberto.--Egli crederà chelo si voglia ingannare. Non c'è di peggio che la verità. E poi avetevoi un gran tornaconto a scolparvi con lui? Già voi lo amate?--Ma che! vi pare?--Dunque....--Dunque, ditegli ciò che vorrete.--Ampia facoltà?...--Pieni poteri.--Era tempo che s'intendessero; Felicino tornava nel salotto.--Ecco la chiave!--gridò egli, entrando col prezioso arnese tra ledita.--Essa era a terra, di costa al tavolino.--Anch'io ho trovato la mia!--borbottò Roberto Fenoglio, guardando disott'occhi madonna Laura.Quindi, fattasi scorrere la palma della mano sulla fronte, come unuomo che ha presa una deliberazione, entrò a parlare in tal guisa.--Felicino, amico mio, ti presento mia moglie!--Tua moglie!--Questo grido uscì dalla bocca di Felicino Magnasco, come il «_tuquoque, Brute, fili mi_?» dalla bocca di Cesare. In quel grido sidistingueva la meraviglia, l'ironia, il rimprovero, e Dio sa quantealtre cose ancora!Roberto Fenoglio non s'era vantato oltre i suoi meriti, dicendo com'eifosse nato per far l'oratore. Il discorso che gli venne fuori inquella difficilissima occasione, comunque spezzato dalle necessità deldialogo, lo ha collocato (nella mia stima, s'intende) all'altezza diCicerone e di Demostene.--Felicino,--diss'egli, con accento grave che dimandava altrettantagravità dal suo uditore,--ricapitoliamo, e t'avvedrai di non poterdarmi il torto.--Ah, vedremo!--rispose Magnasco.--Sicuro, vedremo, e da senno, non già per mo' d'ironia, come tu dici.E prima di tutto, che cosa sapevo io de' tuoi disegni matrimoniali contua cugina? Innanzi che la signora Laura Moneglia diventasse lasignora Laura Fenoglio, potevo io prevedere che un amico mio l'avrebbeun giorno chiesta in matrimonio? ed anco pensandolo in anticipazione,dovevo far io, era egli ragionevole di chiedermi il sovrumanosacrifizio di rinunziare alla sua mano... che è così bella? Tu nonsarai così crudele da aver di cosiffatte pretensioni, Felicino mio,non è egli vero? Tu non vorrai inoltre negli amici tuoi, per atto diamicizia, il dono della profezia!--No certo, io non pretendo tanto.--Or bene? che colpa puoi tu fare a me, se ho sposato la tua leggiadrae nobilissima cugina... se un matrimonio clandestino....--Ma, signore...--entrò a dir Laura con aria turbata.--Or bene?--disse voltandosi a lei, Roberto Fenoglio.--E i pienipoteri?--E nell'accento, come nello sguardo di Roberto, c'era tantamalinconia, che madonna Laura si diè quasi per vinta, e ricadde collasua bella testolina inerte sulla poltrona.Roberto Fenoglio proseguì volgendosi all'amico Magnasco:--Io te lo ripeto, che colpa ci ho? Stanotte tu mi cogli allasprovveduta, mi tiri un colpo a bruciapelo, chiedendomi di rendertiservizio presso la tua signora cugina.... Io casco dalle nuvole....Non so risponderti... non so dirti, spiattellarti la verità... pigliotempo, per aspettare il tuo ritorno e raccontarti a mente serena ognicosa... ma ecco, tu capiti cinque ore prima; mi trovi solo colla miasignora... che colpa ci ho io?--Sta bene;--rispose Felicino, mettendo fuori le parole a stento,--matutto ciò non è molto chiaro. A qual pro un matrimonio clandestino?--Ah, per cotesto ti assicuro, Felicino, che ci abbiam avute le nostregran ragioni. Io te lo dirò poi.... se la mia signora consentirà.--Felice, io vi giuro....--incominciò la signora Laura.--Che se non fosse mia moglie,--proseguì prontamente Roberto, dandolesulla voce con molta accortezza,--tu non l'avresti colta in casa mia,sola, a notte inoltrata.--Mi congratulo con gli sposi!--soggiunse Felicino colla sua ariaimbronciata.--Ma ormai non ci sarà più ragione a nascondere il fatto,e tu farai pubblica la nuova delle tue contentezze.--Sì, certo, domani stesso; le ragioni che ci hanno fatto tacere edissimulare fin qui, son cessate; non è egli vero, Laura?--Voi siete crudele!--mormorò la signora.--Vi ho già detto,--soggiunse egli, curvando la persona verso di leiper parlarle a mezza voce,--che la verità non sarebbe stata creduta.--Mi accorgo,--notò Felicino,--che ci avete delle tenerezze a dirvi, eme ne vado. Già non ho sonno, e andrò a fare una cavalcata. Hai vedutoil mio baio, Fenoglio?--Sì, un bell'animale; ma aspetta, usciamo anche noi.--Il bel cuginetto diede una girata sui tacchi, e se ne andò ad ammirareun quadro appiccato all'opposta parete.Madonna Laura, a sentirlo parlare come aveva fatto allora, fucostretta a pensare che il suo cugino non si pigliava po' poi granderammarico della sua perdita.Felicino era un uomo del suo secolo, o per dir meglio, del suo mezzosecolo. Il decimonono va diviso in due periodi; il primo è di _JacopoOrtis_; il secondo di.... manca il nome, perchè ancora manca il libro,ma i lettori capiscono.Intanto Roberto conduceva la signora Laura verso la strombatura di unafinestra.--Signora, vi chiedo scusa, ma già ve lo avevo detto.--Sì, sì, ho inteso; m'avete reso pan perfocaccia.--Accettate il mio pane?--Ne parleremo più tardi.--No; ora io debbo mutar registro con vostro cugino. La verità, dettaadesso, senza ch'egli possa sospettare che si voglia mendicar pretesticon lui, può essere, deve essere creduta.--Ma, signore....--Signora....--Dicendo questa parola, Roberto aveva le lagrime agli occhi. Laura sene addiede, e gli stese affettuosamente la mano.--Ah!--gridò egli balzando una spanna da terra.--Che cosa c'è?--chiese Felicino, voltandosi indietro.--C'è, Felicino mio, che la tua bella cugina non è altrimenti miamoglie.--Come? che dici tu?--Cioè.... mi correggo.... non lo è ancora, ma lo sarà tra breve.Perdonami, Felicino, ma la gioia mi soffoca. Io non conoscevo tuacugina. Un caso, nota, un mero caso l'ha condotta qua, questa notte,per l'uscio che tu, nell'andartene hai lasciato aperto....--Ah, diamine!--Sì, tutto ciò sarebbe troppo lungo a narrarsi ora, ma lo saprai perfilo e per segno più tardi. Il fatto sta che un tessuto di bizzarreavventure ci ha condotto a questo punto, e che adesso, per la primavolta, la mia divina fidanzata mi ha sporto la mano.--Adesso!--esclamò Felicino stupefatto.--Adesso, mentre tu stavi guardando quella incisione del Morghen, cheio ti regalo, se la ti va a genio.--No, grazie; non saprei dove metterla.--Come ti piace; ma dimmi, che ora fai?--Che domanda balzana!--Per carità, Felicino, te ne prego, che ora fai? Felicino guardòl'oriuolo.--Le sei e un quarto!--diss'egli--sei rappattumato cogli orologi?--Sì, Felicino mio; ne comprerò dieci, venti, trenta, ne riempiròtutte le camere, tutti i bugigattoli di casa; ma tutti segneranno lesei e un quarto, eternamente le sei e un quarto.--Bravo!--soggiunse Magnasco, sforzandosi a sorridere e non venendo acapo che di fare una smorfia.--Così non ti seccheranno col loro _trantran_.--Certamente; _tu dixisti_! A proposito del _tran_ _tran_, sai tu,Felicino, che m'hai fatto un vero regalo colla tua teoria dell'ignoto,del dio Caso e del ragionare coi piedi? Senza quel tuo discorsoeminentemente filosofico, io sarei andato a letto, in cambio distarmene sdraiato su questo canapè ad aspettare l'ignoto. L'ignoto nonsarebbe venuto senza quell'uscio che tu lasciasti aperto, e il dioCaso non avrebbe potuto rompere la monotonia dei miei giorni.Felicino, amico mio; una stretta di mano, e non aver rancore contro iltuo amico, se gli è stamane più felice di te. Ah, che cosa ne dici diquesto?--Grazioso, e me lo merito! Ma tu miracconterai....--Sì, tutto.... se la mia bella fidanzata lo consentirà.--Perchè no?--soggiunse madonna Laura.--Qui non c'è nulla che non sipossa raccontare. Ma andiamo, che già gli è giorno chiaro.--Cugina,--disse Felicino Magnasco,--mi permettete di offrirvi ilbraccio? Il mio Roberto non ne sarà mica geloso?--Oh, spero di no!--rispose ella, volgendo a Roberto una di quelleocchiate che solo le donne sanno dare, e nelle grandi occasioni.VI.Lettrici e lettori, qui la mia storia sarebbe finita; ma perchè nonabbiate a dire che io vi ho piantati sul più bello, aggiungerò ancorapoche note, a guisa di epilogo.E _in primis_ vi dirò che, quaranta giorni appresso, Laura Moneglia,la leggiadra vedova (vedova di due mesi di matrimonio con un decrepitozio) andava a seconde nozze, anzi a prime, coll'avvocato RobertoFenoglio.La cerimonia fu fatta nella aristocratica chiesa della Maddalena.C'erano parecchi amici, e tra essi Felicino Magnasco, il quale avevafinalmente saputo tutti i particolari di quella notte bizzarra, eancora non potea darsene pace.Gli sposi, appena ebbero detto il dolcissimo sì, partirono alla voltadella campagna. Non talentava loro di andare a Parigi, nè a Londra, nècullare i primi giorni di amore tra la polvere delle strade maestre,l'ingombro delle valigie e la inevitabile filatessa prosaica dellemille necessità di viaggio, nè far confidente di susurrati discorsileggiadri il cortinaggio ristucco di un letto di locanda.Se ne andarono in quella vece ad una villeggiatura di Roberto, postamirabilmente su di una collina, di rincontro al mare, graziosapalazzina di due piani, contornata di fiori, con due falde di vignetie di boscaglie, i vigneti a solatìo, le boscaglie a bacìo. I primitepori della primavera rinverdivano la natura, smaltando di gaie tinteil fondo del più bel quadro d'amore che mai potesse immaginare unamente d'artista.Colassù non vedevano alcuno, nè d'alcuno avevano, o cercavano,notizia. Giungevano lettere e le lasciavano chiuse nella sopraccarta;i giornali s'affastellavano sui canterani, accanto alla parete, collafascia intatta.Come fu passato un mese di quella vita, si ricordarono un giorno cheavevano promesso di tornare a Genova: ma se ne ricordarono perguardarsi in viso, ridendo, e dirsi a vicenda che amici e congiuntipotevano aspettarli ancora un bel pezzo.Insomma, ve l'ho a dire? non si mossero per tutta l'estate, esarebbero anco rimasti fino a tardo autunno, se la signora Laura nonavesse proprio dovuto andare in città, per certi apprestamenti chel'accorta lettrice indovina....Il dì della partenza, scesero la collina a passi lenti.... Ella nonera così leggiadra come il primo giorno che era salita lassù, e avevabisogno d'un saldo appoggio al braccio di Roberto.Ella e lui, si voltavano indietro ad ogni passo, per guardare il lorobel nido, che splendeva di rincontro al sole, e andavano ripetendo avicenda: «Torneremo? torneremo questa primavera. Oh come ci parràlungo il tempo!»E tornarono; ci tornarono tutti gli anni seguenti, e ci tornerannoquest'altro, innamorati come prima, circondati dalla più vispa, dallapiù ricciuta e dalla più leggiadra famigliuola, che abbia mai potutodesiderare, nei suoi sogni di paternità, il vostro umilissimo servo.FINE.EOT;/*End of Project Gutenberg's Una notte bizzarra, by Anton Giulio Barrili*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK UNA NOTTE BIZZARRA ******** This file should be named 29636-8.txt or 29636-8.zip *****This and all associated files of various formats will be found in:http://www.gutenberg.org/2/9/6/3/29636/Produced by Claudio Paganelli, Carlo Traverso and theOnline Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net(This file was produced from images generously madeavailable by The Internet Archive/Canadian Libraries)Updated editions will replace the previous one--the old editionswill be renamed.Creating the works from public domain print editions means that noone owns a United States copyright in these works, so the Foundation(and you!) can copy and distribute it in the United States withoutpermission and without paying copyright royalties. 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Redistribution issubject to the trademark license, especially commercialredistribution.*** START: FULL LICENSE ***THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSEPLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORKTo protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the freedistribution of electronic works, by using or distributing this work(or any other work associated in any way with the phrase "ProjectGutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full ProjectGutenberg-tm License (available with this file or online athttp://gutenberg.org/license).Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project Gutenberg-tmelectronic works1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tmelectronic work, you indicate that you have read, understand, agree toand accept all the terms of this license and intellectual property(trademark/copyright) agreement. 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Hart is the originator of the Project Gutenberg-tmconcept of a library of electronic works that could be freely sharedwith anyone. For thirty years, he produced and distributed ProjectGutenberg-tm eBooks with only a loose network of volunteer support.Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printededitions, all of which are confirmed as Public Domain in the U.S.unless a copyright notice is included. Thus, we do not necessarilykeep eBooks in compliance with any particular paper edition.Most people start at our Web site which has the main PG search facility:http://www.gutenberg.orgThis Web site includes information about Project Gutenberg-tm,including how to make donations to the Project Gutenberg LiteraryArchive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how tosubscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.*/}